Via Benedicti - Sulle tracce di San Benedetto tra Umbria e Lazio



Vai al contenuo principale della pagina - Vai al menu di navigazione
Home > Luoghi di fede

Luoghi di fede

Abbazia di Santa Maria a Farfa

  abbazia-santamaria-farfa3.jpg


insintesi.png

In sintesi



Abbazia di S. Maria di Farfa


Ordine di appartenenza   
Abitata e officiata dai
monaci Benedettini Cassinesi

Epoche di edificazione   
VIII - IX – XI – XV-XVII sec.

Architettura   
Carolingia

Produzioni interne   
Nel cortile del monastero si trova l’antica erboristeria, ove si possono acquistare i prodotti preparati secondo le antiche ricette dei monaci: tisane, unguenti, creme, liquori, olio, miele e marmellate



Visite   
Aperta tutto l’anno
Abbazie ed erboristeria:
dal martedì alla domenica
10.00/13.00 - 15.30/18.00 
Chiusura il lunedì

Informazioni e contatti   
Abbazia di Santa Maria di Farfa,
02032 Fara in Sabina (RI)

Tel. +39 0765.277065 – 0765.277315
Fax. +39 0765.277191

farfenprior@libero.it
www.abbaziadifarfa.it


comearrivare.png

Come arrivare


Utili indicazioni per raggiungere la tappa dell’itinerario »
 

Nella Sabina: centro di civiltà e cultura

Tra i boschi e gli uliveti della Sabina sorge l’Abbazia di Santa Maria a Farfa, uno dei gioielli architettonici del Lazio. Il nome deriva dall'omonimo fiume, il Farfarus di Ovidio, che scorre poco lontano e ha dato il nome anche al borgo adiacente. L’Abbazia è stata uno dei più potenti centri monastici del medioevo. Le sue origini risalgono alla metà del VI secolo, quando fu fondata dal vescovo Lorenzo sui resti di un’antica struttura romana, forse un tempio dedicato alla dea Vacuna. Incendiata dai Longobardi, fu riedificata nel 680 a opera di Tommaso di Maurienne. L’Abbazia estese progressivamente il suo controllo religioso e amministrativo a gran parte del centro Italia, diventando un’organizzazione potentissima con interessi spesso in contrasto con quelli dei pontefici di Roma. L’Abbazia “imperiale”, cosiddetta per l’appoggio ricevuto da imperatori e re, da Carlomagno a Federico Barbarossa, conobbe il massimo splendore tra l’VIII e il IX secolo, quando rappresentò un importante centro di cultura e favorì la rinascita degli studi. Gli ampliamenti e le ristrutturazioni eseguite tra ‘400 e ‘600 caratterizzano l’attuale complesso architettonico.

Nel periodo di massimo splendore diede nuovo impulso alle opere di dissodamento delle terre e di diboscamento delle foreste, sviluppando l’agricoltura e favorendo il fiorire e la crescita di un tessuto economico e produttivo, come dimostrato dalle sue famosissime fiere, cui accorrevano i mercanti da ogni dove.


percorso.png

Percorso di visita

abbazia-santamaria-farfa1.jpg

 

Per ammirare il complesso nella sua interezza, conviene risalire la strada verso Castelnuovo di Farfa. L’abbazia è il frutto di numerosi ampliamenti, ristrutturazioni e rifacimenti nel corso dei secoli. Vi si accede attraverso un portale romanico del XV secolo (opera di Anselmo da Perugia) sormontato da una lunetta in cui è affrescata una "Madonna con Bambino e Santi".

Nel cortile, dominato a sinistra dalla grande torre merlata detta "Palazzaccio",
ci si trova di fronte la bella facciata della chiesa (consacrata alla Vergine e ricostruita nel Quattrocento dal cardinale Battista Orsini inglobando preesistenti strutture longobardo-carolingie), adornata da un bel rosone e frammenti di sarcofagi paleocristiani e romani.
Un elegante portale tardogotico conduce nella chiesa, a tre navate.
Qui si ammirano: sulla navata centrale il soffitto ligneo a cassettoni del 1494, opera di maestranze tedesche, sulla controfacciata un bel Giudizio finale dipinto a olio su muro nel 1561 da mani fiamminghe, nella navata sinistra affreschi e quadri di Orazio Gentileschi e della sua scuola, nel transetto e nell’abside vari affreschi a grottesche della scuola degli Zuccari.

abbazia-santamaria-farfa2.jpg

Nel coro, durante i vespri risuonano suggestivi i canti gregoriani dei monaci benedettini. Coinvolgente è anche la visita alle parti più antiche della struttura: la cripta semianulare dell’VIII secolo, con un sarcofago romano del II secolo d.C., la torre campanaria, i resti del piccolo chiostro del XIV secolo, detto "longobardo", con bifore romaniche. Da segnalare l’attuale biblioteca statale, a cui si accede dal chiostro del tardo ‘500, con al centro la statua bronzea di san Benedetto, che conserva il ricordo dell’antico scriptorium in cui tra il 1090 e il 1134 operò il monaco Gregorio da Catino, che ci ha trasmesso circa 3.500 documenti rilevanti non solo per la storia farfense, ma europea, contenente 350 manoscritti, 56 incunaboli e oltre 60.000 volumi.