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San BenedettoFondatore del monachesimo occidentale |
Affresco all'interno della Basilica San Benedetto a Norcia |
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Tutte le grandi religioni del mondo sono state interessate, anche se con modalità espressive differenti, dal fenomeno del monachesimo, cioè da quel bisogno di stabilire un diretto ed esclusivo rapporto con la divinità, da attuarsi mediante l’allontanamento dalla consueta vita sociale, la meditazione, lo svolgimento di ogni attività come atto d'amore verso Dio. Quando san Benedetto fondò i suoi monasteri e scrisse la sua Regola, il fenomeno monastico cristiano, in forma eremitica o cenobitica, conosceva già due secoli d’intensa e varia esperienza. Sorto in Egitto e in Palestina con figure quali sant'Antonio, san Pacomio, san Basilio, esso aveva avuto modo di espandersi anche in Occidente grazie all’opera di san Martino di Tours, san Girolamo, Cassiano e san Patrizio. San Benedetto fa opera di sintesi di questa esperienza varia e frammentaria, fornendo le “linee guida” del monachesimo occidentale di cui definisce il carattere istituzionale e moderno. La sua Regola si rivelò talmente piena di elementi di rinnovamento culturale e spirituale da venire adottata ovunque, come regola per eccellenza del monachesimo cattolico. Il carattere “benedettino” dell’esperienza monastica, a cui si può attribuire l’ampio consenso raccolto dal Medioevo a oggi, risiede sull’equilibrio tra i tre momenti cardine: preghiera comune, preghiera personale, lavoro; se uno prende il sopravvento sugli altri il monachesimo cessa di essere benedettino. Se la scelta della misura e dell’equilibrio, della ricerca di un tempo per ogni cosa, prevede da un lato ordine e rigore, dall’altro conferisce alla vita di comunità una struttura più flessibile, articolata e varia. |
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