Via Benedicti - Sulle tracce di San Benedetto tra Umbria e Lazio



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San Benedetto

I luoghi di un monastero benedettino

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Interno dell'Abbazia di Montecassino


 


 

 

 

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Farmacia della Certosa di Tisulti

 


 

 


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Chiostro dell'Abbazia di Casamari

 

Grandi o piccole che siano, le abbazie benedettine rispecchiano nella loro struttura architettonica la condotta monastica espressa dalla Regola. In esse i luoghi dell’animo ritrovano altrettanti luoghi dello spazio.

La chiesa: elemento che domina, con le sue cupole e le torri, all’interno del complesso di edifici dell’abbazia in relazione alla centralità delle attività che in essa si svolgono. In essa spesso vi sono seppelliti i benefattori della comunità e conservate le reliquie dei santi.

Il capitolo: è la sede delle assemblee ufficiali della vita monastica, nonché il luogo di lettura di brani della Regola. Benché il passo letto quotidianamente non corrispondesse sempre a un capitolo, questo nome ancora oggi indica la sala ove i monaci prendevano conoscenza del loro codice.

I chiostri: spazi aperti spesso con al centro aiuole fiorite e il tradizionale pozzo, circondati da portici sostenuti da colonne e pilastri. Essi uniscono fra loro le varie costruzioni del monastero di cui vengono così a formare l'ossatura e servono ai religiosi da deambulatori e riparo. Nei chiostri vige la Regola del silenzio.

La biblioteca: ha sempre avuto grande importanza in un monastero perché la lettura e lo studio fanno parte integrante della vita monastica benedettina. Custodiscono libri rari e manoscritti raccolti dai monaci nei secoli.

Il dormitorio: da luogo comune di riposo, come prescritto da S. Benedetto, fu sostituito nel corso dei secoli dalle singole celle divenute di uso generale dal XV secolo.

Il refettorio: è il luogo del pasto comune in occasione del quale, per elevare le minime azioni della giornata ad atti profondamente religiosi, si benedice il cibo e viene fatta la lettura pubblica di alcuni brani della Sacra Scrittura come prescrive la Regola: "mai la lettura deve mancare alla mensa dei fratelli".

La foresteria: i monasteri, spesso localizzati lungo vie molto trafficate, erano attrezzati con luoghi riservati all’ospitalità a semplici viaggiatori e a re, principi e vescovi.

L’infermeria e la farmacia: affidata a un monaco-medico, era attrezzata per curare i monaci malati o deboli o gli ospiti che ne avessero bisogno. A questa era annessa la farmacia.
Il giardino dei semplici: così era denominato l’orto destinato alla coltivazioni delle erbe medicinali che i monaci utilizzavano per la preparazione di medicamenti.

La fattoria: sulle terre appartenenti all’abbazia, interne a essa e curate direttamente dai monaci o esterne e affidate a contadini, si svolgeva la produzione di beni e derrate alimentari rappresentando un'occasione di lavoro e un mezzo di sostentamento che assicurava al monastero l'autonomia alimentare. Connesso a tale attività ci sono i Magazzini e le Dispense dove, sotto la tutela del monaco cellaio, veniva conservato il cibo.

Il cimitero: Alla loro morte, i monaci erano seppelliti nel cimitero interno al monastero. Questo luogo permette ai monaci defunti di non lasciare il monastero e a quelli in vita di rinnovare il ricordo dei propri confratelli.