Via Benedicti - Sulle tracce di San Benedetto tra Umbria e Lazio



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San Benedetto

La Regola benedettina

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Affresco nella farmacia della Certosa di Trisulti


“Scrisse infatti una regola per i monaci segnalata per discrezione e limpida per dettato. Se qualcuno volesse conoscere più compiutamente i costumi e la vita di quest'uomo di Dio può trovare nelle disposizioni di questa regola tutto ciò di cui egli è stato un magistero vivente, perché il santo non poté insegnare diversamente da come visse”
. Questo è tutto ciò che san Gregorio Magno, maggiore e primo biografo di Benedetto, scrive sulla Regola nei suoi Dialoghi.


Le origini
Secondo la tradizione era l’anno 534 quando Benedetto decise di compilare un “libro di istruzioni” per i suoi monaci di Cassino conosciuta come La Regola di san Benedetto (Regula Benedicti) e da non confondere con il motto benedettino “ora et labora” risalente al 1700. Comunque, come si evince da alcune evidenze interne al testo, l'opera nella sua forma attuale è più probabile che sia il risultato di correzioni e ampliamenti apportati, alla luce dell'esperienza, in un certo arco di tempo.


Le fonti
Per la sua stesura Benedetto, come emerso chiaramente da recenti studi, prese spunto dall’insieme di prodotti letterari (vite, dialoghi, regole, lettere, sermoni) derivanti dall’esperienza monastica che già da due secoli interessava il bacino del Mediterraneo. In particolare è ormai indubbio il debito di Benedetto nei confronti della regola scritta dal vescovo Cesario di Arles (ca. 470 - 542) e della Regula Magistri, un testo italico scritto probabilmente in uno dei monasteri a sud di Roma dopo l'anno 500 da un ignoto abate, che diede il maggior contributo a quella di Benedetto. Questa “appropriazione” del lavoro altrui, che oggi può essere considerato plagio, era tra gli scrittori medievali attività comune e segno di umiltà e rispetto nei confronti di un importante uomo di Dio. Così san Benedetto risulta non un solitario e appassionato legislatore monastico, ma piuttosto il rappresentante di una scuola d’insegnamento ascetico diffusa nel VI secolo in Italia e che affonda le proprie radici in Egitto.


La sua diffusione
Sebbene sia confermata la presenza di altre regole nel Medioevo benedettino, fu proprio la Regola di Benedetto che ottenne nei secoli l'universale riconoscimento dell'Europa occidentale. A promuoverne la cir-colazione contribuì la biografia di san Gregorio Magno, che fece conoscere Benedetto e la sua Regola, ma anche i meriti intrinseci all’opera stessa.
Scritta in lingua vulgaris, il latino parlato e scritto nell'Europa meridionale del VI secolo, la Regola benedettina con le sue esigenze di ordine, di stabilità, di sapiente equilibrio fra preghiera e lavoro, si impose ben presto a tutto il monachesimo occidentale e fu seguita in tutti i monasteri europei.


Le versioni disponibili
Numerosissimi sono i manoscritti della Regola pervenuti a noi e custoditi in altrettante biblioteche in Europa. Il più antico di questi - anche se non il più autorevole - è un codice inglese dell’anno 750 e ora conservato nella Bodleian Library di Oxford. Ma la copia più preziosa è quella presente in un manoscritto della biblioteca di San Gallo. Compilata ad Aquisgrana nei primi anni del IX secolo, questo documento è stato trascritto da un codice che Carlomagno aveva ricevuto da Teodemaro, l'abate di Monte Cassino, in risposta alla sua richiesta di un testo autentico della Regola. Si ritiene che il documento inviato a Carlomagno fosse stato ricopiato a Cassino da un manoscritto autografo di san Benedetto.


Struttura e contenuto
La Regola di san Benedetto consiste di un prologo e di settantatre capitoli: i monasteri che la applicano sono detti benedettini. Essa costituisce una dettagliata guida pratica per la gestione di una comunità cenobitica fondata su quattro principi ispiratori: preghiera comune, preghiera personale, studio (delle Sacre Scritture ma anche di scienza e arte), lavoro. Nella Regola i monaci e lo stesso abate ritrovano un codice scritto e sovrano contenente i principi d’obbedienza e umiltà alla base della vita monastica, le prescrizioni del ritmo quotidiano con i turni di preghiera, le ore di sonno, i tempi di lavoro, le indicazioni per la risoluzione di questioni costituzionali come l'elezione dell'abate e le pu-nizioni per le inosservanze della disciplina monastica.