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San Benedetto

I prodotti delle Abbazie Benedettine

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Distillerie S.Andrea a Collepardo, antica rivendita dei celebri liquori dell'Abbazia di Trisulti


La birra delle abbazie benedettine

Tradizione vuole che i monaci benedettini fossero degli ottimi preparatori di birra. Nel Medioevo ne ottimizzarono la qualità introducendo l’utilizzo del luppolo come aromatizzante e ne promossero la diffusione in tutta Europa. Attualmente in Belgio, uno dei Paesi con la più grande tradizione birraia, ben sei abbazie benedettine producono birre di grande qualità: Chimay, Orval e Rochefort in Vallonia e Westmalle, Westvleteren e Achel in Fiandra. Queste birre sono note come “birre d’abbazia” o “birre trappiste” dal nome dei frati “Trappisti” che le producono, un ramo dell’ordine francese dei cistercensi, gli unici autorizzati a contrassegnare la loro bevanda con il tipico logo esagonale nero bordato di bianco "Authentic trappist product", perché prodotta secondo la secolare tradizione dei monasteri benedettini. Tocca ricordare, inoltre, che nel rispetto della Regola che vige nelle abbazie, le entrate dovute alla vendita di birra devono servire all’esclusivo mantenimento dei frati dell’abbazia, o per opere di carità. Pertanto, se la birra perde questa caratteristica, come è successo per una di esse che si è unita a una nota multinazionale del settore, perde anche il marchio di birra trappista.

I vini delle abbazie benedettine
Il lavoro della terra e dei suoi prodotti ha sempre contraddistinto la conduzione delle abbazie benedettine. Ai monaci benedettini va il merito di aver contribuito alla riqualificazione delle terre e della pratica agraria e all’individuazione di tecniche di coltura e lavorazione dei prodotti agricoli che ancora oggi restano associati al loro ordine e alle loro abbazie. I benedettini sono conosciuti come validi produttori di vino nonché appassionati e raffinati consumatori. Nel Medioevo il vino, ma soprattutto il buon vino, era sinonimo di ricchezza e prestigio e l'eccellere nella produzione di qualità divenne per alcuni ordini ecclesiastici quasi una ragione di vita. Se in molte abbazie benedettine anche italiane la vinificazione assunse i requisiti di qualità, la Borgogna, la celebre regione francese regno indiscusso dello Chardonnay e del Pinot Nero, è la terra che ancor oggi testimonia, più di altre, il meticoloso e preziosissimo lavoro dei monaci benedettini e cistercense nella produzione di vini di alta qualità. I monaci studiarono le caratteristiche dei vini prodotti nei vari vigneti e nei vari luoghi, stabilendo i confini di quelli che ancora oggi sono considerati i tipici climat della Borgogna, piccoli vigneti le cui caratteristiche sono fortemente influenzate dalle condizioni microclimatiche e del suolo.

Erbe e piante aromatiche: la fitoterapia dei monaci benedettini
Nei monasteri benedettini i monaci dedicavano particolare attenzione alla coltivazione di erbe e piante medicinali e aromatiche, finalizzata al trattamento fitoterapico di malattie e alla produzione di distillati e bevande. Così un’area all’interno delle mura del monastero era deputata alla coltivazione delle erbe medicinali, il cosiddetto “orto dei semplici”, intendendo per semplice (in latino medievale “medicamentum simplex”) un’erba medicinale o un medicamento fatto con erbe medicinali. Il "monacus infirmarius" e il "monacus medicus" dirigevano l'infermeria e la farmacia del monastero ed erano preposti anche alla coltivazione delle erbe, alla selezione delle sementi e al rapporto con gli altri conventi per la sperimentazione di altre piante. Le erbe coltivate, una volta raccolte, erano disponibili all’occorrenza per la preparazione di tinture, tisane, unguenti per la cura dei malati ma anche di bevande e liquori a scopo terapeutico ma anche degustativo ancora oggi molto conosciuti.  Di questi ricordiamo il Benedicine, prodotto dal monaco benedettino Dom Bernardino Vincelli nel 1510, lo Chartreuse o Elixir di lunga vita del 1605, il Cusenier dell'Abate di Montbenoit risalente al 1637.